World Surf League: primo passo verso la parità salariale tra sessi nello sport

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Arriva dal surf la prima grande rivoluzione per la parità salariale negli sport professionistici

“Uguali per natura”. È questo lo slogan con cui la World Surf League, l’organizzazione internazionale che dirige il surf professionistico e che organizza i maggiori eventi dedicati a questo sport, ha annunciato che darà lo stesso premio in denaro agli atleti uomini e donne che parteciperanno alle gare che organizza. Il gender gap sarà annullato a partire dal 2019 e i premi per gli uomini e per le donne saranno parificati.

Con questo statement, la WSL sarà dunque la prima lega sportiva professionistica con sede negli Stati Uniti ad aver eliminato la differenza di retribuzione tra atlete e atleti. L’annuncio è arrivato dopo che lo scorso giugno la vincitrice della competizione femminile under 18 di Ballito Pro aveva ricevuto esattamente la metà del suo omologo maschile.

Quello del surf diventerà così il primo campionato sportivo globale a portare l’uguaglianza di genere nei compensi, raggiungendo l’uguaglianza dei premi in denaro tra uomini e donne.

E anche l’unico. Per esempio, lo scorso dicembre, la Federcalcio norvegese e il sindacato calciatori, ha previsto l’innalzamento dello stipendio medio delle calciatrici per eguagliare quello dei colleghi uomini.

Esistono quindi esperienze simili in altri sport (la Norvegia nel calcio), ma non uniformate a livello mondiale.

 

 

L’amministratore delegato della World Surf League, Sophie Goldschmidt, ha spiegato che si tratta di «un enorme passo in avanti» nella loro strategia a lungo termine che ha l’obiettivo di valorizzare il surf femminile e di dare pari dignità alle due categorie senza discriminazioni di genere.  Un disegno che la nuova proprietà della Wsl subentrata nel 2013 stava portando avanti da tempo. La novità, annunciata mercoledì scorso prima del Surf Ranch Pro, mira a “dare davvero a tutte le donne la possibilità di competere nei tour e riportare il surf femminile nella posizione in cui merita di essere”, ha spiegato Goldschmidt. “Questo è un altro passo del nostro viaggio, ma non finisce qui”.

Una delle prime reazioni all’annuncio è arrivata dalla surfista australiana sei volte campionessa del mondo Stephanie Gilmore, giudicando la notizia “incredibile” ed “elettrizzante” e definendola “una giornata storica”. Ha detto che avere più denaro è «fantastico», ma che ciò che conta davvero è il messaggio simbolico. «Sono orgogliosa che la federazione sia disposta a farsi avanti per dimostrare quanto questo sport sia progressista e lanciare un messaggio al mondo. Non avrei mai pensato di veder realizzato questo sogno nella mia carriera».

“Sono così entusiasta, così orgogliosa di essere una surfista – ha dichiarato – e orgogliosa che la federazione sia disposta a fare passi in avanti per portare il surf ad essere uno sport rivoluzionario e per lanciare un messaggio al mondo”.

“Spero che questo sia da modello anche per altri sport, organizzazioni mondiali e società. Le mie colleghe atlete ed io siamo onorate e intendiamo premiare questa decisione alzando ancora di più il nostro livello di surf” ha continuato la campionessa Gilmore.

 

Insomma, la notizia ha avuto giustamente un’ampia eco mediatica che ha oltrepassato le barriere sportive.

Anche l’attrice Charlize Theron via social ha espresso il proprio entusiasmo per questa importantissima news.

“C’è una notizia che mi ha fatto dannatamente emozionare oggi – ha scritto il premio Oscar su Twitter – il surf è diventato il primo sport negli Stati Uniti a raggiungere l’eguaglianza retributiva di genere. C’è ancora molto lavoro da fare, ma complimenti alla Wsl per averci fatto fare un passo avanti!”
Non è un caso che questa rivoluzione salariale, ma soprattutto culturale, arrivi da uno degli sport con maggiore crescita nel mondo, fra gli uomini e le donne, tanto da far parte del programma olimpico per la prima volta a Tokyo nel 2020.

Apprezzamenti e consensi arrivano anche dal versante maschile della lega. Robert Kelly Slater, campione del mondo di surf per 11 volte, ha condiviso la gioia delle colleghe e omaggiato la storica decisione, dicendosi soddisfatto del passaggio all’uguaglianza dei premi in denaro.

“Le donne meritano questo cambiamento, questa parità – ha detto il surfista statunitense – e sono così orgoglioso che il surf stia scegliendo di guidare lo sport verso l’uguaglianza e l’equità” ed «Era ora che le atlete fossero pagate allo stesso modo dei colleghi maschi».

Il gap era notevole. L’esempio è del 2009, ma funziona ancora. Il premio allora per Courtney Conlogue, 26 anni, era di 4500 dollari, alzato a 10mila perché era stata molto brava, ma gli uomini ne guadagnavano già centomila secondo quanto riporta Forbes.

Bisogna però puntualizzare che si pareggiano i premi delle competizioni, non quelli degli sponsor che sono ovviamente privati. Se un campione fa vendere più di una campionessa, il suo contratto con lo sponsor avrà maggiore valore. L’obiettivo della federazione, con la parità dei premi, è anche quello di far avvicinare più pubblico e concorrenti al femminile e magari trovare una campionessa con più sponsor di un uomo.

 

 

Fatta comunque eccezione per l’isola felice del surf, il Gender Gap nel mondo continua ad essere un problema sociale che non sempre viene affrontato con le giuste misure. Per fare un esempio, il WEF (World Economic Forum) nel 2017 ha pubblicato un report in cui sottolinea che per colmare il divario economico di genere a livello globale ci vorranno almeno 217 anni. 

Il Global Gender Gap Report  mette in evidenza il progresso verso la parità dei sessi in 144 paesi analizzando quattro tematiche: partecipazione alla vita economica e opportunità lavorative, conseguimento dell’istruzione, salute e sopravvivenza e responsabilizzazione politica.

A livello globale dunque, il Wef sostiene che le differenze di genere più ampie riguardano la sfera economica e quella sanitaria. E con questa tendenza, ci vorranno 217 anni per colmare il divario economico di genere.

Nella classifica discendente stilata dall’ente, l’Italia si colloca in basso, all’82esimo posto su 144 paesi in classifica.
Se rimaniamo, invece, in tema di sport e consideriamo il calcio, le differenze tra uomini e donne sono abissali. Chiaramente l’appeal del calcio maschile è indubbiamente più grande e catalizza ingenti ricavi da sponsor, investitori privati, tifosi e diritti televisivi.

Ma, numeri alla mano, gli stipendi delle calciatrici attualmente più pagate al mondo, come Alex Morgan per esempio, sono cifre molto lontane dai 40 milioni di Lionel Messi, dai 31 di Cristiano Ronaldo alla Juventus.

Non va meglio nel tennis, dove Roger Federer nel 2017 ha portato a casa più di 55 milioni di euro rispetto ai 23 milioni di Serena Williams (atleta più pagata al mondo).

E mentre LeBron James incassa ogni stagione 30 milioni le giocatrici della WNBA, l’NBA rosa, non superano mai i 100mila euro.

Alla luce di quest’analisi la decisione della WSL assume connotati ancora più rilevanti nel mondo dello sport perché segna un punto di riferimento.

Sharewood sostiene da sempre la causa della parità salariale di genere nello sport e tutti noi speriamo che l’esempio del surf possa essere preso come modello da tanti altri sport, dall’atletica alla pallavolo, dal nuoto allo sci fino ai cosiddetti sport maggiori come il calcio.

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