Oggi è l’Anniversario dell’Indipendenza del Marocco, avvenuta nel 1956. In occasione di questa ricorrenza così importante per i nostri amici marocchini abbiamo pensato di farvi rivivere un viaggio on the road in Marocco, per suscitare alcune delle sensazioni che più colleghiamo a questo paese.

Non so voi, io ogni qual volta che penso al Marocco lo associo al colore ocra e arancio che ti avvolge ovunque tu sia diretto. L’ocra della terra ma anche l’ocra al tramonto quando tutto si tinge di questa sfumatura: le case di argilla, le riad, i minareti e le cupole. Questo colore, che così si differenzia dai nostri colori più freddi caratteristici dei paesaggi invernali, mi riporta con la mente a questo paese caldo e solare, in tutti i sensi.

Correva l’anno 2016 l’ultima volta che ho avuto l’occasione di visitare questo paese dai mille volti e sfumature. Era proprio il periodo festivo e qui vi racconto le varie tappe di questa esperienza “natalizia”. Dicembre si è rivelato un ottimo mese per visitare il Marocco: il clima è mite di giorno, 20 gradi circa, il sole è tenue ma decisamente piacevole. La sera c’è un po’ di escursione termica e il clima è tendente al fresco. É sicuramente una stagione ideale, meno battuta dai turisti rispetto alla primavera, quando le temperature cominciano ad aumentare. 

Da Essaouira a Agadir: un tuffo nell’atmosfera oceanica

Ci siamo appoggiati come base di viaggio a Sidi Kaouki, un piccolo villaggio berbero di pescatori nella zona di Essaouira. Dalla strada provinciale che dall’aeroporto di Marrakech ci porta ad Essaouira, cominciamo a immergerci subito nell’atmosfera marocchina. Sostiamo quindi lungo la strada in una produzione di olio d’Argan.

Dovete sapere che l’olio di Argan è un olio tutto marocchino e proprio per questo preziosissimo: deriva da un albero da frutto, l’argania spinosa che cresce solamente nella regione del Souss tra Agadir e Essaouira. I suoi metodi di estrazione affondano le radici in una tradizione antichissima. Nonostante il mercato occidentale abbia scoperto questo prodotto soltanto di recente, le popolazioni berbere conoscono i suoi benefici già da moltissimo tempo. 

Essaouira, città dalla vocazione oceanica marittima, crocevia di culture e religioni ci colpisce per la sue mura fortificate che avvolgono la Medina, conosciuta come “Città Bianca” e dichiarata Patrimonio UNESCO. Addentrarsi nel dedalo di vicoli tra bazar e botteghe è sicuramente un’esperienza inedita che consiglio vivamente.

Avventuratevi anche al porticciolo cittadino: se vi spingete oltre la zona portuale dei pescherecci sarete accolti dalle grida incalzanti provenienti da centinaia di banchetti e pescivendoli. Benvenuti al mercato del pesce, dove gustare dell’ottimo pesce fresco grigliato al momento. Rilassatevi al sole ascoltando le onde dell’oceano in sottofondo. Un solo consiglio: se non volete veder il vostro pranzo volatilizzarsi, occhio ai gabbiani! 😉

Dopo qualche giorno passato a Essaouira rotoliamo verso sud passando per Taghazout e Agadir. Tagazhout è meta rinomata e paradiso dei surfer. Ve lo posso assicurare, è veramente così: onde oceaniche da cavalcare, atmosfera cool e tramonti da paura, cosa volere di più!


Scopri il surf camp di Sharewood a Taghazout: lezioni di surf in una meta ideale, specialmente per chi si cimenta per la prima volta in questo sport.

Ouarzazate e la Kasbah Ait-Ben-Haddou: la Porta del Deserto

Dopo la sosta a Taghazout, ci addentriamo nell’entroterra passando dalla cittadina di Taroudant. La cittadina ci accoglie con il suo folklore locale, i mercati colorati e gli incantatori di serpenti.

Da lì poi raggiungiamo Ouarzazate: piano piano che guidiamo in questi luoghi incontaminati, il paesaggio comincia a cambiare. Gli arbusti e la terra ocra lasciano spazio a un paesaggio surreale, roccioso, che definirei persino lunare. Villaggi arroccati che sembrano presepi si snodano tra tortuose stradine. Qualche bambino ci saluta dal ciglio della strada. Tutto è fermo e immobile. A qualche curva sbucano venditori di fossili e minerali.

Arriviamo alla nostra meta, la Kasbah di Ait-Ben-Haddou: dalla foto si può vedere il percorso che conduce all’entrata della Kasbah attraversando un uadi. Non so descrivere a parole quello che ho provato una volta giunta a questo scorcio. La cittadina sembra congelata nel tempo e ti sembra di essere stato catapultato in un passato lontano: un’oasi di case di terra ocra e palme. Infatti non stupisce che Hollywood l’abbia scelta ambientazione per molti film, come Lawrence d’Arabia, Il Gladiatore e Game of Thrones. Questa cittadella è una testimonianza storica perfettamente conservata, sorta lungo la rotta carovaniera tra il deserto del Sahara e la città di Marrakech.

Marrakech: un’esplosione di vita

Al ritorno valichiamo il passo di Tizi n’Tichka, a 2.260 metri di altitudine nel cuore dell’Atlante. Man mano che ci inerpichiamo il paesaggio diventa montuoso e roccioso. É incredibile il paesaggio possa variare in maniera così repentina. Una volta discesi, siamo di colpo catapultati nel brulicare di vita, colori, odori e spezie. Marrakech ci appare come una città vibrante e cosmopolita, città commerciale del Marocco ma che allo stesso ne ospita i simboli più importanti.

Decidiamo di festeggiare il Capodanno come veri local riversandoci nella animata Piazza Jamaa El Fna, cuore pulsante e nevralgico della città. Dopo un momento di disorientamento iniziale, dato dalla calca di gente e di venditori ambulanti, decidiamo di concederci il nostro cenone di Capodanno. Seduti a cerchio tra i locali degustiamo le pietanze presso il banchetto di montone stufato!

Per digerire l’abbuffata consiglio vivamente di dedicare il Primo dell’Anno a una rilassante ed energizzante esperienza presso un Hammam della città! 😉 

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