Il fenomeno del turismo responsabile cresce sempre di più e registra numeri da record, impensabili fino a qualche anno fa. Alcune stime effettuate dalla Coldiretti, affermano che i turisti ecosostenibili sono oltre il 15% dei vacanzieri totali. Un sondaggio realizzato da Fondazione Univerde riporta come l’80% degli intervistati ritenga una necessità la sostenibilità della vacanza, con un 60% addirittura disposto a pagare di più per rendere il viaggio “verde”.

Ma perché è in atto questo cambiamento?

Partiamo dalla storia. Il termine “ecoturismo” è stato coniato solo nel 1998 da un architetto messicano, per poi essere perfezionato nel 2002 grazie al Summit mondiale dell’ecoturismo, svoltosi in Canada. L’ecoturismo ha come obiettivo primario quello di favorire uno sviluppo economico locale sostenibile, valorizzando le risorse naturali e culturali e minimizzando l’utilizzo delle risorse in un’ottica di maggiore efficienza e riduzione dell’impatto ambientale. Si tratta di soddisfare le esigenze delle generazioni attuali senza in alcun modo compromettere le medesime possibilità per le generazioni future.

Essendo questo un fenomeno fortemente trasversale, sia in termini di età che in termini di classi sociali, risulta piuttosto difficile individuarne tutte le specificità. Spazia da eco-lodge di lusso in zone tropicali a sentieri alternativi di montagna, dal birdwatching agli itinerari eno-gastronomici, da strutture ricettive a basso costo all’acquisto di souvenir e prodotti prettamente locali. Queste però sono definizioni standard che non riflettono pienamente il concetto di cui stiamo parlando. Come sempre accade, solo uscendo dalle convenzioni possiamo realmente comprendere un fenomeno.

L’ecoturismo non è una lista di attività da portare a termine, bensì una filosofia, una mentalità che traccia la differenza tra turista e viaggiatore. Le tendenze mostrano chiaramente come i giovani siano stanchi ormai del turismo convenzionale e ricerchino strade non percorse migliaia e migliaia di volte. C’è un chiaro aumento della conoscenza relativa a luoghi remoti del pianeta, maggior interesse per le culture rurali e indigene, un ritorno alle origini che porta ad apprezzare quelle risorse naturali, che fino a pochi anni fa guardavamo distrattamente dal finestrino di un treno. Chi decide di viaggiare in modo responsabile, inconsciamente decide di sostituire le foto con conversazioni, il fast food della multinazionale con la trattoria locale, il grande centro urbano con la piccola realtà, il noleggio dell’automobile con l’utilizzo della bicicletta e dei mezzi pubblici. In parole povere, decide di adattarsi e vivere esattamente come un locale per la durata del viaggio.

Tale fenomeno ha nel tempo catturato l’attenzione delle istituzioni, che chiaramente intravedono la possibilità di promuovere un maggior benessere sociale, ambientale ed economico. Un chiaro esempio sono i  premi Eden (European Destination of Excellence) dell’Unione Europea, volti ad offrire un riconoscimento alle mete maggiormente impegnate su tale fronte. Anche l’Italia però non resta a guardare: la “Parchi card” è uno strumento utilizzato per incoraggiare le persone a visitare le aree protette presenti nella penisola.

Ora, il fatto che le attività verdi abbiano certamente un costo superiore alla media (basti pensare ai prodotti a chilometro zero), non sembra turbare le persone che, anzi, mostrano interesse a pagare di più tour e alloggi, purché si rispettino i canoni dell’ecoturismo. Non a caso si parla ormai di “Ecobusiness”. Addirittura l’etichetta “verde” aggiunge così tanto valore ad un prodotto/attività che è emerso il fenomeno del “Greenwashing”, inteso come l’ingiustificata appropriazione  di virtù “verdi” da parte di imprese, istituzioni e organizzazioni.

Il problema è che oggi è difficile comprendere se le persone mostrino una forte sensibilità ai temi verdi poiché il fenomeno sta diventando mainstream o, piuttosto, perché realmente ne comprendono i principi. A me piace pensare di essere di fronte ad una svolta radicale nel modo di concepire il viaggio. Oggi i viaggiatori vogliono conoscere fino in fondo la meta e c’è una frase semplice ma fortemente incisiva di uno scrittore americano su cui dovremmo soffermarci: “Non si può capire realmente una città senza utilizzare il suo sistema di trasporto pubblico“.