La storia in corso d’opera di due straordinari “pedalatori”.

“Daniele e Simona sono una coppia di giovani romani con la passione per i viaggi”. Niente di strano fin qui, parliamoci chiaro, tutti i giovani hanno la passione per i viaggi, ognuno di noi sogna di lasciare tutto e andare a fare il giro del mondo. Ebbene, dato per certo che tra il dire e il fare ci sia sempre di mezzo il mare, la stragrande maggioranza di noi chiude nel cassetto questo desiderio non poi così recondito e il più delle volte butta via la chiave.

Daniele e Simona però non fanno parte del nostro gregge, perché loro non hanno gettato la chiave, ma hanno reso possibile qualcosa di sensazionale.

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2014/2018. Sono i quattro anni che serviranno ai nostri protagonisti per fare letteralmente il giro del mondo. Come? Su due ruote! Appassionati di sport outdoor e amanti della natura, Daniele Carletti e Simona Pergola sono partiti in sella alle loro bici il 12 luglio 2014. Il loro viaggio è iniziato a Roma, città che ha dato ad entrambi i natali. Con una cerimonia officiata dalla presenza dell’ex sindaco Marino, anch’egli appassionato di ciclismo, hanno intrapreso la via dei Sette Colli per toccare le sette vette più alte del mondo. Dal Dead Horse Gap in Australia (il passo più basso) ai 5.565 metri del Semo La Pass in Himalaya. Da qui il nome del progetto, Dai sette colli ai sette passi, che semplifica in una frase un percorso che attraverserà più di 50 paesi coprendo più di 100.000 km.

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Lo scopo del viaggio è quello di promuovere la bicicletta come mezzo di trasporto, con la consapevolezza delle distanze e dei tempi di percorrenza. I giovani romani si sono conquistati il sacrosanto diritto alla lentezza. Lentezza per assaporare i paesaggi della nostra Terra, lentezza per capire quanto è lunga una giornata, lentezza per accettare che il mondo è molto di più di ciò che possiamo anche solo immaginare.

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Dicono: “La nostra casa oramai è la tenda. Perché ci piace dormire in uno spazio di nemmeno 4 metri quadrati? Perché ci dona una grande libertà, potendola montare dove vogliamo e quando vogliamo. In più ci permette di godere di paesaggi mozzafiato. Ma nelle grandi città e per esigenze di igiene (ogni tanto ci dobbiamo lavare e lavare i nostri indumenti) dobbiamo dormire nelle tradizionali quattro mura. Essendo un viaggio votato al risparmio cerchiamo sempre le soluzioni più economiche. Quindi in ordine cerchiamo amici di amici, se non ci sono cerchiamo qualcuno che ci ospiti sui siti Warmshower o Couchsurfing e se anche qui non troviamo risposta andiamo al più economico degli ostelli”.

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Per quanto eccezionale, quest’avventura non è però soltanto una storia di sport e di sfida con se stessi, ma anche un’iniziativa benefica: la necessità è anche quella di raccogliere fondi per World Bicycle Relief, una ONG americana impegnata a rendere indipendenti le piccole comunità del terzo mondo donando loro biciclette e formando, in loco, meccanici specializzati. Daniele e Simona stano scrivendo la loro storia e realizzando i sogni che sono un po’ di tutti noi.

Promuovono la beneficenza, l’eco-friendly, lo sport. Ci dicono che viaggiare è possibile in ogni caso, che il mondo è bellissimo e che andare piano è una conquista. Viaggiano in bicicletta, e ci insegnano il rispetto.