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Bici Elettriche: Come e Perché Stanno Conquistando il Mondo

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In Europa e nel mondo sta avvenendo una rivoluzione in sordina: le bici elettriche stanno conquistando le grandi città

Tra le preoccupazioni principali del nostro tempo spicca per urgenza il dover dare una risposta concreta al cambiamento climatico. La criticità del problema è ormai difficile da ignorare e ha spinto anche paesi tradizionalmente meno sensibili al tema, come ad esempio la Cina, ad impegnarsi concretamente per ridurre le emissioni, aderendo a programmi appositi promossi dalla Comunità Internazionale. Anche dal punto di vista dei singoli cittadini la preoccupazione è palpabile e ciò alimenta la crescita della cosiddetta green economy, nonché la diffusione di mezzi di trasporto ad emissioni zero, come automobili e bici elettriche.

Nel corso dell’ultimo anno i titoli dei giornali sono stati monopolizzati dai progetti di Elon Musk: il patron di Tesla è senza dubbio la figura di riferimento per quanto riguarda l’impiego delle energie rinnovabili su larga scala, ma i suoi non sono assolutamente gli unici progetti in tal senso. La svedese Volvo, ad esempio, ha annunciato che dal 2019 produrrà esclusivamente vetture elettriche o ibride, lanciando il guanto della sfida alla compagnia di Musk e dando ufficialmente il là alla competizione in questo segmento di mercato.

I consumatori guardano favorevolmente a questa “svolta verde” del settore automobilistico, ma per ora le auto ad emissioni zero sono prodotti di nicchia, a causa di limitazioni infrastrutturali e prezzi non molto abbordabili. A capitalizzare questa rinnovata sensibilità ambientale è quindi, a sorpresa, un mercato di cui in pochi parlano: quello delle bici elettriche. In questo post cerchiamo di capire i motivi che si celano dietro la crescita di questo settore, nonché di spiegare come mai le ebike potrebbero rappresentare il futuro degli spostamenti cittadini.

 

Auto elettriche: sostenibili come sembrano?

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Le automobili rappresentano lo standard per gli spostamenti in praticamente ogni Paese al mondo, dunque non sorprende che molti degli sforzi si siano concentrati nel ridurre le loro emissioni. Le vetture elettriche da questo punto di vista rappresentano un sogno: mantenere tutte le comodità dell’automobile senza emettere alcuna sostanza inquinante nell’ambiente. Ma è davvero così? Quando si calcola l’impatto ambientale non basta limitarsi alle emissioni, bisogna osservare la questione da una prospettiva più ampia e considerare il veicolo durante l’intero ciclo di vita, dalla produzione dei suoi componenti (carburante incluso), alla rottamazione dell’auto.

Una ricerca dell’MIT ha confrontato diversi modelli di automobili per verificare quali tra loro avessero il minore impatto ambientale, arrivando ad una sorprendente conclusione: allo stato attuale una Mitsubishi Mirage è più “verde” dell’acclamata Tesla Model S, nonostante la dotazione di un motore a combustione. Una volta tenuto conto dell’estrazione dei materiali necessari per costruire la batteria, delle modalità con cui viene generata la corrente elettrica e del processo di riciclo dei componenti, una e-car non appare più così ecologica come potrebbe sembrare ad un primo sguardo. Il risultato? Veicoli a combustione interna economici e di ridotte dimensioni sarebbero da preferire rispetto ad una lussuosa ed ingombrante Tesla, nonostante ciò che esce dai loro scarichi. Questo discorso è incredibilmente importante, soprattutto se lo si inserisce nel contesto di un paese in cui gran parte dell’elettricità viene prodotta sfruttando processi di combustione.

Ovviamente questo non è un verdetto definitivo: si stima che, in un futuro non troppo lontano, l’ampio impego di risorse rinnovabili unita a tecniche di produzione efficienti saranno in grado di popolare le strade di veicoli ad impatto ambientale estremamente basso. Nel frattempo però è necessario impiegare le risorse verso altre soluzioni immediatamente praticabili, per lo meno nelle grandi città.

 

Il nuovo volto delle metropoli

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Indipendentemente da tipologia e dimensioni, in un contesto cittadino le automobili sono un problema in quanto tali. Per le metropoli come Milano e Roma le quattro ruote sono fonte di disagio, stress e, soprattutto, smog. Anno dopo anno sono sempre più frequenti gli allarmi relativi alla percentuale di polveri sottili nell’aria, cui fanno seguito blocchi del traffico che però si limitano solo a tamponare un problema che pare endemico di ogni grande città. È questo il motivo per cui le amministrazioni comunali stanno spostando la loro attenzione verso cambiamenti strutturali volti a migliorare la viabilità, ispirate dal concetto della smart city. Inaugurazione di aree a traffico limitato, potenziamento del trasporto pubblico e valorizzazione di opzioni legate alla sharing economy, sono alcune delle modalità più utilizzate per la riqualifica delle aree urbane.

Pensando all’Italia non può che venire in mente Milano come esempio di una città che sta giocando ogni carta possibile per limitare l’utilizzo delle automobili all’interno del proprio perimetro, ma il trend è ravvisabile in molte città Europee (e non solo). Senza andare fino in Olanda (capitale delle biciclette per antonomasia), si può riportare l’esempio di Parigi, città che entro il 2020 avrà l’85% delle strade soggette a limite di 30km/h. Al netto dei disagi causati agli automobilisti, nel complesso questa direzione viene molto apprezzata dagli abitanti, che stanno riscoprendo la comodità e l’efficienza degli spostamenti in bicicletta.

Il motivo è facilmente intuibile da chi abbia provato l’esperienza di guidare in una metropoli: i più banali spostamenti diventano lunghissime epopee nel traffico che si concludono con l’estenuante processo di ricerca del parcheggio. Mezzi pubblici, car sharing e servizi di noleggio con conducente sono valide soluzioni per ridurre la congestione stradale, ma la loro praticità risulta spesso e volentieri inferiore a quella offerta dalle due ruote. Illuminante in questo senso è un recente studio sugli spostamenti in taxi a Manhattan: mediamente le loro corse coprono una distanza di 4km, in particolare il 20% delle stesse ha luogo entro un raggio di 1.5km. Questi dati si mostrano in linea con quelli di diversi Paesi europei, ad esempio la Germania, dove il 50% degli spostamenti cittadini avviene entro i 5km; distanze che le bici possono coprire molto più rapidamente rispetto alle quattro ruote. Tutto ciò mostra come una bicicletta (elettrica, magari) possa perfettamente sostituirsi all’automobile come mezzo di trasporto urbano, risultando particolarmente utile a chi si reca quotidianamente al lavoro.

 

La rivincita della bicicletta

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Una diretta conseguenza di questo bisogno è stata la diffusione capillare di vari bike sharing, diffusione che pare essere destinata a continuare fino a coinvolgere tutte le principali metropoli d’Europa. Questa rivoluzione ha avuto origine in Cina, ed è infatti cinese una delle compagnie di riferimento: Ofo — il servizio delle biciclette gialle che noleggiabili tramite smartphone che si possono lasciare ovunque. L’attenzione del gigante orientale è ora completamente focalizzata sull’Europa, ricevendo un responso molto positivo da utenti e amministrazioni locali. Uno dei fondatori, Zhang Yanqi, si è lanciato in dichiarazioni importanti nei confronti di Londra, città su cui sta puntando moltissimo: a suo dire la capitale britannica sarà la prossima Amsterdam e giocherà un ruolo fondamentale nella diffusione della “sharing culture”.

Si potrebbe dire che la rivoluzione è alle porte, se non fosse che in realtà la stiamo già vivendo. Nel 2007 in Germania erano attivi 68 programmi di bike sharing, nel 2015 sono aumentati fino a toccare gli 850, il tutto mentre nelle città teutoniche sono stati varati piani urbanistici volti a sottrarre asfalto alle autovetture. Di questo passo si assisterà ad una completa trasformazione della viabilità cittadina prima ancora che i tempi siano maturi per la diffusione capillare delle automobili elettriche.

 

È il momento delle bici elettriche

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Tralasciando il discorso bike sharing e volgendo l’attenzione ai dati di vendita, si può notare un altro trend molto interessante: dal 2006, in Europa come nel resto del mondo, gli acquisti delle biciclette tradizionali sono costantemente diminuite, assieme a quelle dei ciclomotori fino a 50cc di cilindrata. Merito della sharing economy? Non solo: le loro vendite sono state cannibalizzate dalle bici elettriche. Persino in Italia, Paese tipicamente lento ad adottare i nuovi trend, questi dati trovano conferma: nel 2016 gli acquisti delle biciclette tradizionali sono calati del 2.5% rispetto allo scorso anno, mentre quelli delle bici elettriche hanno avuto un’impennata pari al 120%.

Tutti questi indicatori puntano chiaramente verso una rielaborazione dell’immagine che ciascuno di noi ha dei mezzi di trasporto. La caotica realtà degli spostamenti cittadini ha fatto passare in secondo piano fattori quali marketing, status symbol e usi ricreativi, facendo invece risaltare quella che in fondo è la loro funzione primaria: spostare persone in modo efficiente. Per tutta la storia dell’Uomo infatti, l’utilità dei mezzi di trasporto non era misurata in base alla velocità massima raggiungibile, ma in base alla loro efficienza. Andare a cavallo è più efficiente che andare a piedi, ma molto meno che usare un’automobile; le auto sono state per lungo tempo anche più efficienti delle biciclette, tuttavia la crescente congestione urbana, le preoccupazioni ambientali e le conseguenti modifiche al tessuto cittadino hanno spostato l’ago della bilancia.

Il poter acquistare — o ancora meglio noleggiare — bici elettriche è stato poi un balzo in avanti significativo verso l’abbandono degli altri veicoli. Grazie alla pedalata assistita infatti si possono coprire distanze maggiori in virtù della maggiore velocità unita al risparmio di energie fisiche, il tutto con un impatto ambientale praticamente nullo; un sogno divenuto realtà! In Europa (come già in Asia) questi motivi stanno permettendo alle bici elettriche di scalzare automobili e scooter, in un processo che parrebbe irreversibile.

Ulteriore conferma di questo trend arriva dai dati forniti da Bosch — il maggiore rivenditore di ebike in Europa — che mostra come la gran maggioranza (80%) degli acquirenti usino la propria bici elettrica come mezzo di trasporto quotidiano, mentre solo il 20% ne limiti l’impiego ad attività ricreative. Incrociando le vendite di bici elettriche avvenute in Europa nel 2016 (2 miliardi)con il tasso di crescita di questo fenomeno, l’azienda stima che entro il 2023 le unità vendute annualmente supereranno abbondantemente i 3 miliardi.

Nel lungo periodo gli effetti sulla viabilità cittadina non sono difficili da ipotizzare: basta immaginare che gli scenari di città come Amsterdam e Copenaghen siano presenti in ogni metropoli occidentale — o perlomeno europea. Esiste però un altro importante impatto legato all’adozione di massa delle bici elettriche, che tende a sfuggire perché meno evidente: quello sulla salute.

 

L’impatto delle bici elettriche sulla salute

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Noi Europei siamo abituati a pensare che l’obesità sia un problema prettamente statunitense, ma i dati a riguardo iniziano ad essere allarmanti anche per il Vecchio Mondo (e per l’Italia). Usare una bici elettrica come mezzo di trasporto vuol dire muoversi di più, con tutti i benefici correlati. Qualcuno potrebbe obiettare che si tratti comunque di un esercizio “surrogato” e che non fornisca un reale beneficio per via dell’impiego di un motore elettrico. In realtà, dati alla mano, questa linea di pensiero si dimostra fallace.

Una ricerca condotta dal professor Elling Tufte Bere, dell’Università di Adger (Norvegia) ha mostrato come in realtà la differenza fra muoversi in sella ad una bici classica e farlo conducendo una bici elettrica non è così significativa: il 95% delle volte tutti i partecipanti dello studio hanno svolto un’attività fisica intensa. Chiaramente la pedalata assistita dà un contributo importante, quindi affinché il consumo energetico eguagli quello di chi pedala con una bici tradizionale è necessario che i ciclisti in ebike coprano distanze maggiori. La buona notizia è che questo solitamente avviene! La facilità di spostamento garantita da una bici elettrica rende la pedalata più piacevole e invoglia il ciclista a spendere più tempo in sella.

Un altro dato emerso dalla ricerca riguarda la performance delle bici elettriche, che sono risultate il 29% più veloci di quelle convenzionali. Questa considerazione, per quanto banale, rinforza un punto chiave: sebbene le bici classiche permettano una attività fisica più intensa, i modelli a pedalata assistita rendono irrilevanti i terreni collinosi, diventando sostituti ideali dei mezzi a motore. Quindi, benché passare da una bici tradizionale ad una elettrica non comporti benefici fisici, rinunciare all’automobile in favore di questi veicoli rappresenterebbe davvero un’importante svolta per la salute degli individui. Citando le parole del professor Brere: “Sono perfette, ad esempio, per chi deve compiere lunghi spostamenti per recarsi al lavoro”.

 

Bici elettriche e noleggio: accoppiata vincente

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Rimane ancora una questione fondamentale da affrontare: il costo. Bosch stima il prezzo medio di una ebike, in Germania, a 3287€ e anche in un nostro precedente articolo abbiamo stimato che per una buona bici elettrica ci si deve preparare a spendere almeno 2000€. Queste cifre sono certamente molto inferiori rispetto al prezzo di un’automobile nuova, ma non ce la sentiamo di definirle “economiche” e siamo sicuri che diversi lettori concorderanno. Una maggiore adozione e possibili incentivi potranno abbassare i prezzi e renderli più abbordabili, ma nel frattempo esiste una soluzione perfetta per prendere familiarità con queste biciclette: il noleggio.

Noleggiare una bici elettrica quando si fa turismo o anche semplicemente una gita fuori porta è un modo perfetto per toccare con mano le possibilità offerte da questi veicoli e capire come mai stanno conquistando le strade di tutte le città al mondo. D’altronde è proprio questa la modalità con cui tante persone si sono innamorate delle bici elettriche e hanno capito di non poterne più fare a meno. Su Sharewood sono disponibili diverse opportunità di noleggio ebike nelle principali località turistiche, per non parlare dei bellissimi bike tour pensati per sfruttare a pieno i vantaggi assicurati dalla pedalata assistita.

 

Alla luce di quanto detto, possiamo affermare senza timori di smentita che il futuro è dell’elettrico. L’attenzione è però rivolta verso le automobili, quando invece le bici elettriche si apprestano a sorpassare sulla destra.

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