Abbiamo intervistato Nadia, una delle partecipanti alla prima edizione dell’Adventure Travel Academy. Questo Master internazionale di specializzazione turistica è volto a formare sul campo i professionisti del futuro.

Nadia ci ha raccontato la sua esperienza da studente-viaggiatrice, e ci ha permesso di conoscere dall’interno il progetto dell’Academy.

Cosa ti ha portato a scegliere l’Adventure Travel Academy?

Ero alla ricerca di un percorso formativo che mi portasse a toccare con mano cosa volesse dire lavorare nell’industria turistica. Mi ha colpito da subito la praticità e l’importanza attribuita alla sperimentazione. Sono anche un’assistente di volo, quindi avevo un’indubbia curiosità nello scoprire cosa ci fosse dall’altra parte 🙂

Devo dire che non è stato il viaggio in sé a incuriosirmi ma la parte pratica su come creare un pacchetto, i preventivi e le quotazioni. Il viaggio, soprattutto in questo periodo, non può essere concepito come forma di svago, ma come un modo per testare personalmente il proprio itinerario.

Che insegnamento ti porti a casa dopo questa esperienza formativa?

Il mondo del turismo è complesso, le regole sono in continuo divenire e bisogna stare al passo. É importante conoscere le basi ma altrettanto aggiornarsi e pensare dell’interdisciplinarità del settore, sia in chiave commerciale che esperienzialeCon l’Academy ho approfondito il divenire del mercato turistico per restare al passo soprattutto nella parte digital, che purtroppo con il mio lavoro da una parte all’altra del mondo non sono mai riuscita a sondare. 

Che area del Portogallo ti è stata assegnata?

La regione dell’Alentejo che occupa un terzo del Paese e si trova ad est di Lisbona.

Raccontaci un aneddoto del tuo viaggio

Come aneddoto del viaggio, l’incontro con i titolari del percorso di cork trekking che ho inserito nell’itinerario. In cerca di informazioni, il fornitore mi ha preso in simpatia e con la sua jeep abbiamo girato per tutta la tenuta, immersi nel sughereto, parlando di politica portoghese, tradizioni, vino portoghese e vino italiano in idioma portuñol (portoghese misto spagnolo). Tre ore di full immersion botanica e culturale, insomma è stato pazzesco e divertentissimo!

Com’era la giornata tipo durante il tuo viaggio e chi hai incontrato durante il tuo percorso?

Appurato come comunicare (sono persone molto gestuali e vivaci) mi sono immersa nella regione: non c’è un’anima in giro, è un posto rurale, lì il distanziamento è d’abitudine. Le uniche persone che ho incontrato lungo il percorso erano signore anziane e nomadi digitali di Lisbona o dall’estero che si erano rifugiati lì per la quarantena. Il mio lavoro consisteva nell’invio preliminare di mail per appuntamenti, km in auto dove ricorrevano soste non programmate per scattare foto o per calcolare l’itinerario, appuntamenti quando possibile e con scambio di argomenti vinicoli, bottiglie incluse! 😉

É stato difficile entrare in contatto con i fornitori, sia per ragioni Covid ma anche per il periodo, in quanto è una regione ancora poco sviluppata dal punto di vista turistico. Peccato che a causa di questa pandemia si siano perse quelle occasioni di entrare nelle case delle signore anziane per dare inizio a una cooking class improvvisata! 😉

L’Alentejo comunque è eccezionale: è il cuore tradizionale del Portogallo, sostenibilità, vino e cicloturismo potrebbero essere i suoi fondamenti. Le strade sono perfette, si vede che hanno voglia di fare turismo, ma ci devono arrivare pian piano.

Qual è stato il processo di progettazione del pacchetto?

Lo step iniziale è stato studiare morte e miracoli del Portogallo. Da assistente di volo sono stata in Mongolia ma mai in Portogallo (assurdo!). Ho studiato la destinazione e cosa facesse la concorrenza da un punto di vista cicloturistico. Ho scoperto che la zona ha 75 cantine e ho raggiunto il sodalizio: enocicloturismo che in parole povere significa ciclisti di buona forchetta e appassionati di vino!;) Ho modificato poi l’itinerario per strade, tempistica e aggiunto una giornata al mare una volta rientrata. 

Ho studiato anche il target italiano: il mercato del vino dell’Alentejo ha forti potenzialità, è un’industria particolare e sconosciuta e l’ho unita al cicloturismo, il territorio si presta ad essere visitato in bici.

Qual è il punto forte del tuo itinerario?

Enocicloturismo, ovvero l’esplorazione del territorio in bici unita ad un’intima conoscenza del prodotto vinicolo, fiore all’occhiello dell’Alentejo.

enocicloturismo alentejano

È arrivata l’ora di vendere il tuo prodotto: con che claim cercheresti di convincerci?

Il sapore del vino, il rumore del vento tra i capelli, i colori pastello dell’Alentejo, il profumo della campagna, la presa salda sulla bici. I 5 sensi ci sono tutti, manchi solo tu.


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