Abbiamo intervistato Francesca, una delle partecipanti alla prima edizione dell’Adventure Travel Academy. Questo Master internazionale di specializzazione turistica è volto a formare sul campo i professionisti del futuro.

Francesca ci ha raccontato la sua esperienza da studente-viaggiatrice, e ci ha permesso di conoscere dall’interno il progetto dell’Academy.

Cosa ti ha portato a scegliere l’Adventure Travel Academy?

Ho scelto di iscrivermi al master dell’Adventure Travel Academy perché ho letto nel programma la possibilità di recepire gli strumenti per capire il turismo post pandemia e metterli in pratica con il viaggio e la successiva commercializzazione.

Lavoro nel turismo dal 2003, in un’agenzia viaggi di vecchio stampo. Una volta scoppiata la pandemia mi sono messa alla ricerca di possibili sbocchi per il futuro, al fine di modernizzare la mia figura professionale. E così che su LinkedIn sono incappata nell’Adventure Travel Academy. 

Che insegnamento ti porti a casa dopo questa esperienza formativa?

Il master ha mantenuto le sue promesse: mi ha dato nuovi strumenti, mi ha aperto il mondo verso figure professionali che prima non conoscevo. Ho capito innanzitutto che il turismo non sarà più quello statico e standardizzato delle vecchie agenzie di viaggio, ma sarà in continua evoluzione e movimento sia dal punto di vista delle necessità dei clienti che da quello degli attori della creazione e vendita del prodotto turistico.

Sarà importante toccare con mano quello che creiamo e allargare le relazioni interpersonali con ogni mezzo per capire meglio i bisogni del cliente. Dovremo tessere una rete sempre più ramificata per raggiungere chi veramente è interessato al nostro prodotto. Sono finiti i tempi in cui stavamo fermi al bancone ad aspettare che entrasse il cliente generico.  

Che area del Portogallo ti è stata assegnata?

Mi è stata assegnata l’area di Porto e del nord fino alle regioni del Minho e di Tras os Montes.

Raccontaci un aneddoto del tuo viaggio

In realtà ne avrei almeno due da raccontare, che sottolineano le caratteristiche di quel territorio: la bellezza dei paesaggi più selvaggi e la disponibilità della sua popolazione.

Nel primo caso mi stavo disperando perché, causa Covid, avevano chiuso il passaggio alla riserva naturale di Sao Jacino vicino ad Aveiro e lì ho incontrato un signore inglese che stava girando il Portogallo in bici che mi ha consigliato di “uscire dagli schemi” ed andare per strade meno battute tipo quella che porta alla spiaggia di Vaguera…l’ho fatto ed ho scoperto un gioiello della costa del nord!

Nel secondo caso invece avevano chiuso un tratto di autostrada che avrei dovuto percorrere per andare da Guimaraes a Viana do Castelo ed il navigatore continuava a farmi fare sempre la stessa strada. Sono passata tre volte davanti ai poliziotti che dirigevano il traffico e alla terza mi hanno fermata ridendo a crepapelle e dicendomi che ogni volta che passavo ridevano di più. Quindi dopo una grassa risata generale hanno preso l’auto di ordinanza e mi hanno accompagnata per la strada corretta…

Com’era la tua giornata tipo durante il tuo viaggio? 

La mia giornata tipo iniziava con una ricchissima colazione a base di pasteis de nata, dolcetti tipici della zona fatti con una croccante sfoglia ripiena di crema all’uovo! Poi facevo un piccolo briefing con il ragazzo della reception per sentire se aveva qualche dritta da darmi e partivo per la destinazione che mi ero prefissata la sera prima.

Una volta arrivata a destinazione andavo a visitare per primi i fornitori che ero riuscita a contattare via mail e poi gli altri che invece non mi avevano risposto. All’ora di pranzo mi riposavo in uno dei tanti locali tipici facendomi dire dal cameriere quale fosse il piatto che avrebbe mangiato un portoghese nella sua routine e ordinavo quello. Di solito il pomeriggio lo dedicavo alla scoperta di luoghi e panorami nascosti…gli ultimi giorni addirittura c’è stata una sorta di gara a chi fotografava il tramonto più bello! In tarda serata rientravo in hotel, catalogavo le informazioni raccolte e preparavo l’itinerario per il giorno successivo; e poi a nanna perché mi facevo una media di 15km a piedi al giorno!

Quello che mi ha colpito di più, calandomi nell’essenza del luogo è stata la disponibilità della gente, non hanno quella freddezza “atlantica” come si pensa, ma, forse per le influenze storiche che hanno subito, sono molto aperti e vivaci. Con molti di loro ho parlato anche l’italiano perché molti produttori di vino sono stati in Italia per studiare enologia, è stato divertente! Purtroppo a tre giorni dall’arrivo è scattata la zona rossa e molti fornitori non erano più reperibili, ma in generale, nonostante il Covid ho trovato una calorosa accoglienza. 

Qual è stato il processo di progettazione del pacchetto?

Per prima cosa ho analizzato e studiato le caratteristiche del target di Sherwood per capire quale mood dare all’itinerario e quali esperienze andare a ricercare sul territorio. Mi sono aiutata leggendo la guida Lonely Planet ed altri testi relativi alla zona a me assegnata, cercando le esperienze da inserire.

Nel frattempo ho letto qualcosa di narrativa portoghese per vedere quel territorio con gli occhi della sua popolazione e calarmi nelle loro tradizioni. Una volta trovate le esperienze e le visite da fare ho calcolato le distanze su Google Maps. Ho controllato lo schedule dei possibili voli dall’Italia per capire come sistemare i giorni di arrivo e partenza.

Messi insieme i pezzi ho costruito l’itinerario: una volta buttato giù lo scheletro ho iniziato a cercare dei fornitori per farmi dare maggiori informazioni sulle varie attività. Durante il viaggio ho verificato che l’itinerario filasse e ho cercato ulteriori fornitori in loco, anche se la situazione Covid ha reso difficile reperire altri contatti. Al rientro sono passata alla fase della quotazione.

Il viaggio è stata un’esperienza fondamentale perché mi ha dato la visione reale dell’itinerario. Mi ha permesso di trovare alternative date proprio dalle valutazioni dall’esperienza in loco. Testare un viaggio personalmente dà un valore unico all’itinerario stesso. 

Qual è il punto forte del tuo itinerario?

Il punto forte del mio itinerario è il fatto che ci si cali nel profondo del territorio,  conoscendolo attraverso il suo popolo, l’enogastronomia ed i percorsi outdoor più belli. Questo viaggio ti cambia, ti trasforma, ti fa tornare a casa con un bagaglio inestimabile di emozioni. 

È arrivata l’ora di vendere il tuo prodotto: con che claim cercheresti di convincerci?

Perditi su dune selvagge e tra montagne incantate e poi ritrovati intorno ad un bicchiere di Porto in una tasca della Ribeira!

Vi ricordate il vecchissimo spot del rum “per bere il rum devi perderti nei peggiori bar di Caracas”? Ecco: questa è l’essenza del mio claim, solo davanti a un bicchiere di Porto in una delle tascas di Ribeira potrai concepire il succo dell’amore per questa terra e il senso di saudade, di malinconia, che si respira qui. 


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